mercoledì 9 luglio 2008

la "mia" città

il mio amore per torino è storia recente.
ci vivo da più di dieci anni ma fino al 2003 non ho fatto che litigare con lei.
è semplice il motivo: le più orribili tristezze mi sono successe qui,
qui ho conosciuto quella malattia schifida e ingorda che è la depressione,
qui ho appreso che pezzi enormi e dolcissimi della mia vita mi erano stati portati via "e non ci sarebbe più stato ritorno".

ho sempre saputo che torino non c'entrava nulla con tutto questo, ma non di meno le luttuose impressioni degli eventi si sono legate indissolubilmente ai luoghi in cui li ho vissuti, sporcando di grigio e nero ogni cosa.
non che io abbia una "mia" città altrove,
sono nata a como ma questo non basta a far sì che io mi senta comasca o che mi senta a casa quando ci torno. in verità le mie radici non so dove siano.

forse gli amori veri iniziano così: ti accorgi di un dettaglio che ti fa battere il cuore ed a quel dettaglio ti attacchi, scoprendo poi che non è il solo e che tutta, la persona o la città, ti è cara.

io un giorno ho visto una palazzina qui, a torino.
l'ho vista nel senso che mi sono accorta che guardarla mi dava piacere e che la trovavo bellissima: allora ho capito che stava accadendo qualcosa di epocale nella mia relazione con la città. questa palazzina ospita un asilo intitolato a qualche savoia non ricordo, è in via paroletti all'angolo con corso regio parco e l'amore è iniziato lì.
come ogni vero innamorato, grato ai luoghi che testimoniano la bellezza del suo sentimento, ogni volta che le passo accanto le sorrido, perché lei sa.

da allora, lentamente e con pudore, torino mi ha offerto altri spunti per la passione e sottili cordicelle- fatte di furtivi sorrisi scambiati con le sue pietre- sento che mi legano ora alle sue vie sempre diritte.

torino è stata prima ancora che una città dove vivere, lo sfondo a letture od autori cardine della mia carriera di lettrice: vi immaginavo il passo lungo e rapido di Pavese, la madre della Ginzburg che la portava a pozzo strada dove iniziavano i campi allora, le fanciulle di Gozzano, la Romano universitaria e la bella figura di Calvino a spasso con Balbo...
viveva in me prima che vi arrivassi, in una dimensione quasi mitica.
ricordo ancora l'emozione nel leggere sul citofono di un palazzo il cognome mottura, da cui motturare, nel Lessico.
il caffé fiorio, corso unione sovietica- che immaginavo lunghissimo e perso fra le nebbie- il valentino, piazza castello, la mole, piazza solferino- la magica- mirafiori, via po erano nomi già sentiti, diventati nel tempo coordinate di un luogo reale, se non altro nella mente.

quando poi ho cominciato a lavorare qui- ed erano tempi tristissimi- torino ha continuato ad essere una città un po' “teatrale”, nel senso di non completamente vera.
mia madre, per farmi sorridere- allora abitavo nella “torretta”, una casina straordinariamente bohemienne che spuntava, come un faro, sulla sommità di un palazzo in via verdi, solitaria e freddissima sotto lo sguardo protettivo della mole- mi cantava: “dai cieli bigi vedo fumar dai mille comignoli... torigiiii...”,
il fatto che io lavori nel teatro d'opera probabilmente ha il suo peso.

in centro a torino c'è poi una piazzetta, con una piccola montagnola verde e alberi fronzuti, che, io credo, sia impossibile non amare: è piazza cavour,
deliziosa in un quartiere magnifico dove mi piacerebbe tanto abitare. qui torino è più piemontese che mai, segreta e bizzarra.
ai bordi di questa piazza, seduta su una panchina, piansi molti anni fa tutte le mie lacrime per un amore che cominciava a rivelarsi troppo malato.

questo scritto nasce però sull'onda di un nuovo sorriso che oggi ho scambiato con la “mia” città:
è successo a porta palazzo stamattina, tra le bancarelle impossibili ed il sole che scherzava fra i tendoni, in una di quelle giornate splendide in cui fa caldo ma non c'è umidità, all'orizzonte i profili neri delle montagne senza più neve.
porta palazzo è il mercato per antonomasia, unico ormai in europa nel suo genere e luogo privilegiato se si vuol fare uno studio antropologico sulle migrazioni dei popoli o trovare un frutto esotico a dicembre.
porta palazzo è la babele dei tempi moderni, è una gioia per occhi orecchie e palato, è anche la speranza di troppi poveracci che all'una e mezza rovistano fra i suoi marci resti in cerca di qualcosa da mangiare.
sì, porta palazzo, per me è teatro, è:
“Quando un olezzo di frittelle
imbalsama le vecchie strade?
Là le ragazze cantano contente...
...ed han per eco
ognuna uno studente!”
ed oggi ci siamo amate.

17 commenti:

Unknown ha detto...

piazza è anche la mia preferita :)

Anonimo ha detto...

ero panda

Carlyy ha detto...

ciao! scusa se disturbo, ma mi sono iscritto apposta perchè per una ricerca ho bisogno di sapere dove hai preso la frase del titolo, "certe volte guardando il cielo gli occhi diventano azzurri."
Scusa il disturbo, spero davvero in una risposta, grazie anticipatamente

alibiale ha detto...

nessun disturbo @carlyy, se non ricordo male era nella prima pagina (quella della dedica, per intendersi) de "lo scarafo nella brodazza" di Marenco.

Anonimo ha detto...

lo sai che quando scrivi mi sembri una persona diversa da quella che conosco in teatro?

e ti dichiaro che è un complimento, caso mai dovesse sembrarti una cafonata quella che ho scritto!

alibiale ha detto...

quando scrivo sono sola con me, dunque... :)

Carlyy ha detto...

era proprio lui! Grazie di cuore!

AmicaB ha detto...

panda dice che torino è di chi la ama. allora un po' è anche mia... :) poi vorrei dire anche un'altra cosa ma te la scriverò in privato.

Unknown ha detto...

(ecco cosa succede a commentare al mattino alle 7 prima di aver finito il caffé. intendevo che QUELLA piazza, cavour, è anche la mia preferita).

sì, bea, è anche un po' tua. ci siamo presi migliaia di teroni, ci pigliamo volentieri pure una pira ;-)))

Unknown ha detto...

a parte gli scherzi, stavo per scrivere che una città è di chi la vive e la ama. esclusi quindi torinesi "purosangue" che la odiano, e inclusi invece tutti gli immigrati terron-venet-arab-negri che hanno imparato ad amarla (anche se non l'hanno scelta).
ma è riduttivo.
basta amarla, e averla vissuta, anche a tratti, anche a distanza.
per questo torino è anche un po' tua, così come palermo è anche un po' mia.

(e ale, secondo me, scrive sempre meglio!)

panda

alibiale ha detto...

oh @panduzza...

AmicaB ha detto...

ale scrive sempre meglio perchè ne possiede senz'altro le doti. inoltre ha anche, secondo me, la fortuna di essere una blogger "nuova". nessuno di noi scrive più cose così private, e sinceramente ritengo che ciò sia un vero peccato. ma sono quelle le più ispirate. almeno così era per me.

Anonimo ha detto...

già, perché nessuno di noi scrive più cose private?
comincio io: perché facendolo si lasciano gocce di sangue sulla tastiera, e prima o poi arriva qualche decerebrato a sputarci sopra gratuito disprezzo. io non posso più lasciare il mio sangue a disposizione di chiunque passi. del resto, come si sa, "la gente" non mi piace.

kri

Anonimo ha detto...

io attendo l'ispirazione, ma mi viene solo ogni tanto.

alibiale ha detto...

se qualche decerebrato viene qua a sputar sulle mie private cose ma pubbliche, non ci posso far nulla... il blog è per ora, per me, la bottiglia buttata nel mare col messaggio dentro...spero nell'onda perfetta.

Anonimo ha detto...

io sono una cultrice della pesca a strascico. butti e peschi. qualche copertone, ma anche qualche pesce buono. finora per me è stato così.

Anonimo ha detto...

Già...Torino è di chi la ama. DEvo dire che ultimamente è un pò pervasiva...

Cri.