mercoledì 2 luglio 2008

radici


tutti gli anni, ai primi giorni di giugno, mio padre si fa irrequieto:
come un uccello migratore, sente il richiamo del "suo" sud e vuole tornare al paese dove è nato.

da quasi 70 anni non vive più lì, e da altrettanti, ogni estate, ritorna a calpestarne le stradine oramai deserte.
il suo paesello, infatti, è uno di quei borghi abbandonati del centro italia che una implacabile emigrazione prima verso l'estero- stati uniti, brasile, canada e poi belgio, svizzera, francia- e dagli anni '50 verso il nord d'italia, ha progressivamente svuotato.
mio padre è lui stesso un emigrato, perché, prima per il secondo conflitto mondiale che l'ha costretto fino in Russia, e poi da carabiniere, da quando ha avuto ventanni non ha mai più abitato nella sua regione.
ha vissuto in alto adige, in sicilia e piemonte per qualche mese, in liguria per anni e infine si è stabilito in lombardia.
nel corso di questi spostamenti ha preso moglie e creato una famiglia, ma tutte le estati, via via più ricco d'anni e di figli, è tornato a rivedere il suo paese.
e noi con lui.
io e i miei fratelli abbiamo passato tutte le estati della nostra infanzia sino ai diciotto anni nella casa dei nonni al paese e per fortuna, 'ché altrimenti soldi per fare una qualsiasi altra vacanza non ce ne sarebbero stati.
invece così, per tre mesi all'anno- tanto duravano allora le vacanze dalle scuole- mio padre ci assicurava aria buona, cibo sano, vita selvatica e natura, tanta natura.
lì trovavamo altri bambini, cugini e figli di altri emigrati che, come mio padre, tornavano al paese e poi nonni zii e una selva di parenti attraverso i quali, di anno in anno, misuravamo le nostre conquiste, le differenze fra nord e sud ed il tempo che passava.
lì riscoprivo ogni estate cosa voleva dire non vedere un'automobile per giorni, uscire di casa da soli senza il controllo dei genitori, lasciare la porta aperta, lavarsi alla fontana- a lungo non c'è stata l'acqua in casa- non guardare mai la televisione, costruire una casetta sull'albero, partire a cercare i funghi la mattina presto, aiutare a fare il fieno e trovare un uovo tiepido, appena deposto, nella paglia del pollaio.
piccini abbiamo goduto di tutto questo pascolando come agnellini e muovendo con loro i nostri primi passi; adolescenti abbiamo protestato per la mancanza di "divertimenti", per poi dimenticare le nostre smanie e godere dell'arrivo del "panaro" che portava i maritozzi e le spianate; giovanotti ormai e fanciulle abbiamo tenuto il muso e letto libri, nel silenzio irreale della campagna, senza muovere un passo per pomeriggi interminabili- passati magari a "parare le vacche"- a significare tutto il nostro fastidio per l'ennesima estate al paese.
adulti, finalmente liberi dal giogo della famiglia, abbiamo cercato in paesi lontani la nostra vacanza e snobbato con protervia il paesello che subiva, noi complici, l'ingiuria del tempo che passa e non rispetta il sacro.

nessuno abita più lì: le case son deserte, saccheggiate o crollate, i sentieri nei boschi scomparsi fra i rovi, gli orti invasi dalle erbacce.
non c'è chi coltivi i campi o porti le greggi al pascolo, non più scampanio di mucche che vanno ad abbeverarsi alla fontana, non sacramenti di pastori per gli armenti che sconfinano o per la legna rubata.
niente più merde di vacche a cui fare attenzione, né puzza di pecore tornate all'ovile.
i vecchi non giocano più a 'massino' all'ombra di una tettoia e non ci sono ragazzini che giocano a 'nascondino' fra le case del paese; da molti anni tace l'organetto di Mosè, sempre pronto un tempo ad improvvisare una tarantella o a "farsi 'nu bicchire".

antonio, la dea, sulina... isidoro, mandulo, la marretta... dove sono le anime antiche di questo luogo?
scomparse per sempre,
solo vincenzino risponde all'appello...

noi, nati in città che non sentiamo nostre,
che fatichiamo a chiamare 'casa',
noi, che giriamo il mondo cercando le nostre radici, la 'patria',
forse è proprio al paesello che dovremmo tornare ogni tanto, per ritrovare una pace, un accordo finalmente, fra quello che siamo stati e quello che siamo diventati.

ma noi, noi non siamo nati lì.
apolidi per sempre, non possiamo 'ritornare' da nessuna parte, condannati a vagheggiare di un luogo della memoria che, in fondo, non ci appartiene.

però mio padre sì,
"nei secoli fedele" non è mai venuto meno alla sua personale transumanza:
puntuali, quando la stagione si fa bella, in lui risuonano i dolci echi dell'infanzia e della giovinezza vissute in quello che è stato, e resta nel ricordo, un eden felice.
e lui parte.

9 commenti:

AmicaB ha detto...

ammazza che bello.

anch'io ho un "mio" paese, però invece che andare giù, andavo a nord. solo che nemmeno la mamma ci va più. non c'è nessuno ormai per cui tornare. e l'ubriaco del paese che passava dalla piazza quando giocavamo d'estate fuori da soli di sera, non passa più.
anch'io non ho un luogo a cui "ritornare".

Anonimo ha detto...

"... più merdoso della Serra non esiste posto in terra"
(n.d.r ...scritto su un muro da una cugina dell'autrice del blog)

l'auvergnat

alibiale ha detto...

precisamente, "non c'è posto sulla terra più merdoso della serra",
sì, ma allora eravamo ragazzi appunto.
io ora ci ho fatto pace.

Anonimo ha detto...

quanto ricordi!
anche "noi" (proprio ieri ho per l'ennesima volta voltato, a parole, le spalle alla mia "non" famiglia) per anni si ritornava nelle campagne marchigiane, a casa degli zii.
in cima alla collina, ascoltavo l'aria far suonare le querce e gli ulivi.
si aspettava il furgone del pane (maritozzi e pizzette anche per noi) e il postino per le cartoline degli amici in vacanza altrove.
io aiutavo la figlia del vicino contadino nel curare gli animali, il massimo dell'ebbrezza era mungere le mucche e guidare un trattore arrugginito :)
poi, salto di qualita' nel futuro, si diventa una cultura idroponica :D

Anonimo ha detto...

io al posto vostro sarei morta.
sembra tipo Lessico famigliare.
"andiamo a skiare!"
viva il mareeeeee
la spiaggiaaaaa
il coccoooo
domani partiamoooo
che cosa gnocca xD
ok ho finito.
zzzzìaaaaaaa
sono uscita con ottimooooo
haha non c'entra una mazza
e pass with merit al keeeeet
sono un genio assolutooooo
un salutino a l'auvergnat
ciao papozzo xD
zzzìa
non dimenticare La Frase del nonnozzo
"e a noi che ca**o ce ne frega?!"

bacibaci <3

tytania ha detto...

i ricordi delle estati infantili e adolescenziali a me sembrano millenni fa. sono contenta che sia acqua passata.

AmicaB ha detto...

tytania, infantile è una cosa. adolescenziale è tutta un'altra. almeno credo. :)

tytania ha detto...

AmicaB: sono due periodi della vita. entrambi mi sembrano lontani millenni (e così le estati relative).
non ho capito il tuo commento.

AmicaB ha detto...

tytania, no, non c'era niente da capire...si tratta delle mie solite parole in libertà... :)
volevo solo dire che, ma questa è una cosa del tutto personale, forse riesco a trovare qualcosa di buono da salvare nell'infanzia, forse nei ricordi simili a quelli che ha evocato alibiale, mentre trovo più ostico trovare del buono nella mia adolescenza. ma forse il problema è che sono stati due periodi entrambi molto infelici, ed adesso che sono adulta, credo proprio di aver perso qualcosa.