lunedì 15 settembre 2008

il mondo "in confronto"

mi chiedo: è possibile avere una percezione, un apprezzamento delle cose, in assoluto e non, sempre, "in rapporto a"?
"la destra, in confronto alla sinistra, sta facendo questo e questo.."
"io, rispetto al modello di donna che la pubblicità,..."
"ah, la fatica che faccio io rispetto a te.."
"la mia vita, in confronto... è un fallimento una delizia una delusione.."
"sì, non ce male quel libro... ma rispetto a.."
che prigione questo continuo rapportarsi per valutare!
forse è insito nella natura stessa del giudizio, dell'approccio alle cose, ma mi stanca terribilmente: è come se niente valesse e fosse apprezzabile- nel senso anche solo di conoscibile- se non rapportato a.
tutto è vincolato ad altro, in un continuo paragonare, misurare, confrontare che non mira ad accettare e a far convivere, bensì ad escludere e infine a negare.
una cosa è sempre, immancabilmente "più, o meno" di un'altra, non vive per se stessa.
"lei è più figa di me", "mi piace quella musica però rispetto all'ultima scritta, ascoltata, pubblicata da..." e "quel film m'è piaciuto meno dell'ultimo di..".
e che barba.
così mi sembra che anche le persone non sfuggano a questo sistema.
e io non sono mai io, né lui è mai lui, ma solo quella parte- limitata e limitante- del lui che riesco a capire o a vedere in rapporto ad un ideale, ad un altro o ad una "luitùdine" riconosciuta.
nella nostra' modernità', forse tutto questo è portato agli estremi da una spasmodica spinta all'eccellenza, alla supremazia, alla prevaricazione anche, e favorito dalla mole spaventosa di informazione dettagli e immagini della realtà di cui tutti disponiamo.
forse quando non ci si mettevano sei ore a raggiungere le americhe, ma sei mesi e quando non esistevano fotografie di tutto ma descrizioni o disegni, forse allora, ciò che era era ciò che si vedeva e toccava e la mente non era sempre distratta dal confrontare.
la mente ed il cuore erano più nel presente.
certo, sempre ci sarà colui che langue per un di più o un diverso di cui nulla si sa. ma può ancora esistere la 'bella arte' della concentrazione?
quella che ci spinge all'analisi e all'approfondimento; quella che ci trattiene dal consumare a vantaggio del gustare, dal buttare a vantaggio del conservare.
la capacità di 'stare' su una cosa, di 'stare con' una persona senza la paura e l'ansia della data di scadenza, hanno tuttora un significato?

4 commenti:

AmicaB ha detto...

poni sempre delle questioni interessanti. io non credo che si possa prescindere dal confrontare. e ritengo che non sia un esercizio del tutto deprecabile. certo è che l'approfondimento è sempre e comunque necessario, o perlomeno io non posso nè voglio, farne a meno. una piccola chiosa, da fotografa. ti invito a riflettere sul fatto che anche una foto, e non soltanto un disegno o una descrizione, dimostra quel lato delle cose che il fotografo ha voluto rappresentare, e non la cosa in sè. concetto un po' controverso, ma nel quale credo fermamente e che trovo anche molto affascinante.

alibiale ha detto...

@amicab, confrontare sì, ma non si esaurisce qui la conoscenza, no?
d'accordo sulla foto, un po' impropriamente l'ho usata nel senso di 'fedele riproduzione' in immagine di qualcosa, mio limite.

AmicaB ha detto...

sono d'accordo con te. la conoscenza non si esaurisce così, anzi, credo che la conoscenza vera non finisca mai...figurati che non ho ancora finito di conoscere me stessa! (ma qui andiamo in un altro campo assai complicato :)

alibiale ha detto...

@amicab, vedrai che prima o poi andiamo anche a finir lì ;)